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Tremonti: "Manovra forte avrebbe avuto effetti negativi"

“L’elevata incertezza sulle prospettive economiche, incertezza che non trova precedenti prossimi storici, ha richiesto una forte prudenza per evitare che la definizione di una manovra che impegni negli anni a venire la finanza pubblica possa produrre effetti contrari all’interesse generale”, lo ha affermato oggi il ministro dell’Economia Giulio Tremonti intervenendo il Senato sulla legge Finanziaria. Il ministro ha quindi spiegato che il Governo è intervenuto “adeguando i tempi della politica a quelli dell’economia e della società e continuando a mantenere e a tenere in sicurezza i conti pubblici nella convinzione che la stabilità finanziaria costituisca un fattore essenziale per il Paese e per la ripresa della crescita economica”. (Notizia su Asca, Reuters, Il Sole 24 Ore, Affaritaliani)

FONTE SENATO DELLA REPUBBLICA
Discorso del ministro Giulio Tremonti

TREMONTI, ministro dell’economia e delle finanze.

Signor Presidente, signori senatori, con la Nota di aggiornamento al DPEF 2010-2013, presentata lo scorso 22 settembre, il Governo ha provveduto ad aggiornare le stime di crescita e il quadro di finanza pubblica per l’orizzonte temporale di previsione 2009-2013. La presentazione del documento in Consiglio dei ministri è stata preceduta, a norma di legge, da una riunione in sede CIPE. In tale sede si sono espresse anche la Banca d’Italia e l’ISTAT, i cui documenti lascerò agli atti.

La Relazione previsionale e programmatica per il 2010, presentata contestualmente, recepisce le nuove stime e conferma la strategia di prudenza fiscale che ha guidato il Governo nel definire la politica di bilancio per il prossimo triennio.

L’elevata incertezza sulle prospettive economiche, incertezza che non trova precedenti prossimi storici, ha richiesto una forte prudenza per evitare che la definizione di una manovra che impegni negli anni a venire la finanza pubblica possa produrre effetti contrari all’interesse generale. In tale orientamento è stata valutata l’opportunità di proseguire nell’opera di gestione ordinaria e prudente dei conti pubblici, in attesa di un più netto consolidarsi della ripresa economica e, comunque, in attesa di una exit strategy che sarà definita in sede europea. L’impegno in sede europea è a coordinare nel tempo le azioni comuni dei Governi. Ad oggi, a questa altezza di tempo, non c’è alcuna decisione europea in ordine alla tempistica e ai contenuti dell’exit strategy.

È intenzione del Governo italiano mantenere questo impegno di metodo e di merito assunto da ultimo in sede Ecofin da tutti i Paesi europei.

Nel corso dell’estate 2009 le condizioni complessive e la congiuntura internazionale sono migliorate. Sono emersi alcuni segnali di stabilizzazione e poi di graduale ripresa, in particolare in Asia. I dati su questo sono esposti nella Tavola n. 1 che lascerò agli atti.

Le tensioni sui mercati finanziari internazionali si sono attenuate rispetto alla fase acuta della crisi.

Le Borse hanno registrato un recupero progressivo dai minimi di marzo. In ogni caso, confermiamo una valutazione espressa nelle sedi internazionali, nelle quali si parla di tentative recovery, un caso in cui l’aggettivo influisce in modo molto significativo sul sostantivo recovery. Concordiamo su queste formule e ribadiamo quanto abbiamo detto non in inglese ma in latino: siamo ancora in terra incognita.

In linea con il miglioramento della congiuntura esterna anche l’Italia ha manifestato nei mesi più recenti alcuni segni positivi: la fiducia delle imprese e dei consumatori ha mostrato una graduale ripresa da aprile. Dallo stesso mese la produzione industriale ha arrestato la caduta, mostrando a luglio un recupero dell’1 per cento rispetto al mese precedente.

Il prodotto interno lordo nel secondo trimestre si è contratto dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente, segnando una relativa riduzione della caduta. È un po’ meglio delle attese. I consumi privati hanno evidenziato un recupero rispetto al trimestre precedente per effetto anche degli incentivi per il rinnovo del parco auto, varati dal Governo nel febbraio scorso. Rilevante è stato anche, ai fini della domanda interna e del clima complessivo del Paese, l’intervento del Governo per il finanziamento degli ammortizzatori. I dati sull’andamento economico si stanno accumulando, dal traffico sulle autostrade a quello postale: tutti dati relativamente positivi.

Per quanto riguarda specificatamente la finanza pubblica, si nota che l’andamento del gettito IVA al netto della componente sulle importazioni ha mostrato per la prima volta nel corrente anno un’evoluzione positiva rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il tasso di variazione trimestrale delle imposte di fabbricazione, le accise, al netto dell’imposta sul gas metano è passato da meno 2,2 del secondo trimestre al più 1 del terzo.

Rispetto al DPEF presentato a luglio, la Nota di aggiornamento e la Relazione previsionale e programmatica hanno previsto al rialzo di 0,4 punti percentuali la stima di variazione del PIL per l’anno corrente.

La stima contenuta nella RPP è ora pari a meno 4,8 per cento rispetto a meno 5,2 per cento, contenuto nel Documento di programmazione economico-finanziaria. Per il 2010 il miglioramento della stima di crescita del PIL rispetto al DPEF è da 0,2 punti percentuali a 0,7 punti percentuali. Per il triennio 2011-2013, le stime di crescita del prodotto sono rimaste invariate. Tutto ciò è evidente nelle Tavole nn. 1 e 2 che lascerò gli atti.

Successivamente alla presentazione della RPP, il Fondo monetario internazionale ha diffuso il World Economic Outlook di autunno, prevedendo per il biennio 2009-2010 un miglioramento sia per la crescita mondiale sia per le principali aree rispetto alle stime precedenti di luglio. Per il 2009 solo per tre Paesi del gruppo dei sette (Stati Uniti, Regno Unito e Canada), il Fondo ha previsto un lieve ribasso nelle stime di crescita; lieve perché compresa tra 0,1 e 0,2 punti percentuali. Per la Francia e la Germania il Fondo ha previsto al rialzo le stime di crescita sia per il 2009 che per il 2010. Per il Regno Unito la previsione al rialzo è limitata a 0,7 nel 2010. Anche per la Spagna le stime migliorano relativamente. Tutto ciò è contenuto nella Tavola n. 3, che lascerò agli atti.

In un contesto di elevata incertezza, analoga a quella che caratterizza le economie dei Paesi più industrializzati, il Governo è stato in grado di confermare sostanzialmente gli obiettivi finanziari indicati nel DPEF 2010-2013 e di ribadire la correzione degli andamenti tendenziali dei conti pubblici a partire dal 2011.

Le lievi differenze del conto consolidato delle amministrazioni pubbliche rispetto al DPEF derivano principalmente dai seguenti quattro fattori: la revisione delle prospettive di crescita per il biennio 2009-2010; l’aggiornamento dei conti pubblici del 2009 in base alle attività di monitoraggio; le modifiche alla manovra di luglio introdotte in sede di approvazione parlamentare; le variazioni alla curva dei tassi di interesse.

Per il 2009 l’indebitamento netto è stato confermato al 5,3 per cento del prodotto interno lordo. Il saldo sconta una ricomposizione del conto che lascia sostanzialmente invariato il livello dell’indebitamento netto in termini nominali. Vi sono infatti state variazioni compensative. La ricomposizione riflette minori entrate per 1,6 miliardi di euro, integralmente imputabili al ridimensionamento delle imposte indirette per circa 1,5 miliardi di euro ed a minori contributi sociali per 0,2 miliardi di euro.

Per quanto concerne le spese, le nuove stime risultano inferiori per circa 2 miliardi di euro rispetto a quanto previsto in precedenza; tale riduzione deriva dal contenimento delle spese correnti per 3,4 miliardi di euro, correlate per circa la metà a minori oneri per interessi ed all’aumento, per circa 1,5 miliardi di euro, di quelle in conto capitale.

L’effetto complessivo dei fattori di variazione indicati in precedenza comporta un lieve miglioramento degli andamenti tendenziali a partire dal 2011 rispetto all’andamento delineato nel DPEF. Per il 2010 il livello dell’indebitamento resta fissato al 5 per cento del PIL, mentre migliora di 0,1 punti percentuali del PIL nel 2011 e di 0,2 nel 2012 e 2013 per effetto del diverso profilo della spesa per interessi, collocandosi a fine periodo al 2,2 per cento del prodotto interno lordo.

Corrispondentemente, l’avanzo primario si riduce di 0,2 punti percentuali di PIL negli anni 2010 e 2011 e di 0,1 punti percentuali nel bienno successivo, raggiungendo il 3,4 per cento del PIL nel 2013.

Il debito pubblico in rapporto al PIL, in presenza di una lieve revisione al rialzo del PIL nominale, è stimato collocarsi nel 2009 al 115,1 per cento. A partire dal 2010, il debito in rapporto al PIL è previsto diminuire gradualmente, con una riduzione lievemente più accentuata di quella indicata nel DPEF, fino a raggiungere il 112,7 per cento nel 2013. Nel confronto con gli altri Paesi più industrializzati, secondo le stime elaborate dalle organizzazioni internazionali, l’indebitamento netto in rapporto al PIL risulta tra i più contenuti. Per essere chiari, è la prima volta in tanti anni che la velocità di crescita del deficit e del debito italiano è inferiore alla media europea. Alcuni dati indicano che molti Paesi stanno arrivando al 10 per cento del rapporto deficit-PIL.

Questo comunque è un dato che non ci porta a forzare nella logica della prudenza, anche se crediamo giusto continuare su tale strada, dato l’elevato livello del debito pubblico italiano. I dati relativi al confronto con gli altri Paesi sono nella Tavola n. 4, pure lasciata agli atti.

Secondo ulteriori elaborazioni del Ministero del tesoro, l’Italia registrerebbe l’aumento cumulato di debito pubblico più basso tra i Paesi del gruppo dei sette, ad esclusione del Canada. Questo, ripeto, è frutto di una politica di prudenza che crediamo fondamentale continuare.

La crescita del debito in Italia è principalmente spiegata dall’aumento cumulato dell’indebitamento netto e dal mancato apporto della crescita, che in condizioni cicliche normali imprime alla variazione del debito un significativo contributo negativo. Quindi, se il rapporto si deteriora è per effetto del prodotto interno lordo e non per effetto di politiche di indebitamento oltre la soglia del 5 per cento, che crediamo sarebbe non prudente e non augurabile per questo Paese superare.

Il contributo e l’aggiustamento stock e flussi risulta nettamente inferiore rispetto a quello degli altri Paesi. Nel periodo 2011-2013, sulla base di uno scenario a politiche invariate, il debito pubblico italiano registrerebbe il secondo incremento più contenuto dopo quello della Germania, e questo per noi è un dato assolutamente positivo. Il debito pubblico italiano è previsto aumentare di 7,8 punti percentuali, meno che in molti altri Paesi.

Il ritorno su un sentiero di crescita dovrebbe contribuire a ridurre il nostro debito di alcuni punti percentuali. Tutto questo esercizio previsionale è esposto nella Tavola n. 6.

In termini strutturali, nel 2009 il saldo di bilancio si deteriora per 0,2 punti percentuali rispetto al DPEF e ciò per effetto prevalente delle maggiori misure una tantum. Il percorso di risanamento riprende a partire dal 2010, dopo il peggioramento del 2008 e la lieve riduzione nel 2009. Il deficit, corretto per il ciclo e al netto delle misure una tantum, risulta in progressivo ridimensionamento negli anni a seguire con una correzione cumulata di circa 1,4 punti percentuali fino al 2012.

In analogia a quanto è accaduto l’anno scorso, la manovra di bilancio per il prossimo triennio è stata in parte anticipata con l’adozione, già entro l’estate, di un provvedimento normativo organico. Contestualmente al DPEF, il Governo ha infatti varato il decreto-legge n. 78 del 2009, finalizzato a combinare una duplice esigenza: fornire un primo aggiornamento della manovra finanziaria triennale approvata l’anno scorso ed imprimere slancio all’economia mantenendo il controllo dei conti pubblici. Il decreto-legge è stato approvato sostanzialmente nella sua versione iniziale, fatte salve alcune integrazioni che non hanno modificato l’impatto sull’indebitamento.

Il provvedimento di luglio reperisce risorse per circa 17 miliardi negli anni 2009-2012, includendo gli effetti di anticipo all’anno in corso specificamente per effetto di misure contenute nel decreto-legge e destinate a favorire una più rapida uscita dalla recessione. Altre misure riguardano interventi urgenti e indifferibili in materia di banche, di fondi, di sisma, per il rilancio di infrastrutture e dello sviluppo e per la proroga di alcuni termini legislativi. Le risorse reperite sono state indirizzate a sostenere il reddito delle famiglie con interventi sul mercato del lavoro e con il potenziamento degli ammortizzatori sociali, nonché a favorire le imprese, soprattutto attraverso la detassazione degli investimenti in macchinari ed attrezzature.

Per assicurare la necessaria liquidità al sostegno del settore produttivo, è stata prevista l’accelerazione dei pagamenti dei debiti delle amministrazioni pubbliche nei confronti delle imprese; ciò in aggiunta alle risorse già rese disponibili con il provvedimento di assestamento al bilancio dello Stato per il 2009. Inoltre, sono state depositate misure di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale.

Il percorso così delineato con il provvedimento di luglio trova la sua naturale continuità nella legge finanziaria per il 2010 e l’aver anticipato al mese di luglio la maggior parte delle misure di finanza pubblica si è tradotto anche quest’anno in un disegno di legge finanziaria estremamente semplice, limitato a pochi articoli, in linea con il contenuto della legge di stabilità, che è il nuovo strumento destinato a sostituire l’attuale legge finanziaria secondo il disegno di riforma delle norme di contabilità e finanza pubblica già discusso nel Senato della Repubblica e attualmente in esame alla Camera dei deputati.

La legge finanziaria è stata adottata in continuità con la logica di prudenza fiscale con la quale il Governo ha agito fin dall’inizio della crisi finanziaria, individuando misure che trovano adeguata copertura nell’ambito del provvedimento stesso, e quindi con un impatto fiscale quanto più possibile neutrale. Dal lato delle entrate, gli impieghi disposti sono relativi alla proroga di alcune agevolazioni fiscali legate al recupero edilizio. Viene prorogata la detrazione IRPEF per interventi di recupero al patrimonio edilizio – è del 36 per cento – nonché per acquisti di immobili facenti parte di fabbricati ristrutturati entro il 2012 ed alienati entro il 30 giugno 2013. Coerentemente con l’attuale normativa comunitaria, si dispone che la riduzione al 10 per cento dell’aliquota IVA sui lavori di ristrutturazione edilizia e restauro conservativo entri a regime e non sia più prevista solo in via transitoria.

Gli interventi di parte corrente comprendono l’adeguamento ai fini ISTAT della quota assistenziale a carico dello Stato di pensioni, assegni e indennità agli invalidi, attuato dall’INPS mediante l’utilizzo di trasferimenti statali a favore di INPS già previsti per altri interventi e non risultati utilizzati in sede di consuntivo INPS per il 2008.

In quanto mere regolazioni di effetti contabili, tali interventi non incidono sull’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche. Viene inoltre prorogata la vigente normativa in tema di modalità di contribuzione di università e altri enti di ricerca alla determinazione del fabbisogno complessivo del settore pubblico.

Vengono, infine, individuati gli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali nel triennio 2010-2012 nonché i relativi oneri contributivi ai fini IRAP del settore pubblico statale e vengono confermati quelli del settore pubblico non statale, università e ASL, da finanziare mediante eventuali risparmi gestionali derivanti da azioni di riorganizzazione e razionalizzazione del personale delle amministrazioni stesse.

L’estensione al 2010 della facoltà di rimodulazione delle risorse dei Ministeri a favore di programmi prioritari all’interno di una stessa missione contribuirà a garantire una gestione più flessibile del bilancio dello Stato e il controllo dell’andamento dei saldi di finanza pubblica.

Anche quest’anno credo possa essere dato atto al Governo di aver agito con tempestività, adeguando i tempi della politica a quelli dell’economia e della società e continuando a mantenere e a tenere in sicurezza i conti pubblici nella convinzione che la stabilità finanziaria costituisca un fattore essenziale per il Paese e per la ripresa della crescita economica.

Si tratta di un’impostazione che prosegue lungo la linea innovativa adottata per la prima volta lo scorso anno. Allo stesso tempo, la manovra così definita non circoscrive le sue potenzialità in uno spazio temporale definito ma rimette le possibilità di un suo eventuale potenziamento qualora l’emergere di maggiore gettito renda disponibili maggiori risorse finanziarie da destinare alle priorità sociali più urgenti. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo).

| in Economia    

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